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Economia e finanza

Nel 2020 previste in aumento le entrate tributarie per tre miliardi di euro

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Roma – In base agli ultimi dati di monitoraggio resi noti dal commercialista Lamberto Mattei in seguito ad una ricerca dello Studio Associato Sarcc – ammonta a circa 10,7 miliardi di euro il gettito versato lo scorso 30 settembre dai contribuenti ai quali si applicano gli ISA e dai c.d. forfettari. “Nel complesso, a livello di Pubblica Amministrazione, – spiega Mattei –  le proiezioni 2019 dei risultati dell’autoliquidazione (comprensivi delle imposte sostitutive e delle compensazioni), elaborate sulla base dei versamenti del 30 settembre, mostrano per l’anno in corso uno scostamento positivo di 1.460 milioni di euro rispetto alle previsioni su base annua incluse nella Nota di Aggiornamento del Documento di economia e finanza.

Va segnalato che lo scostamento positivo rappresenta una stima estremamente prudenziale del gettito atteso dai contribuenti che alla scadenza del 30 settembre hanno scelto di rateizzare il versamento (entro la scadenza del 16 novembre), ovvero di versare con una maggiorazione dello 0,4% il 30 ottobre (in unica soluzione o in due rate entro il 16 novembre).

Il dato non rappresenta una novità assoluta e imprevista: in questo senso le stime del governo sulle entrate derivanti dal miglioramento della tax compliance inserite nella Nadef erano prudenziali. Gli ultimi dati disponibili confermano l’impostazione prudente di tali stime e consentono di registrare importanti entrate nel Bilancio dello Stato. In particolare, con il differimento previsto nel decreto legge fiscale in procinto di essere varato dal Consiglio dei ministri al 16 marzo 2020 del pagamento della rata del 16 novembre 2019, si prevedono maggiori entrate nel prossimo anno per circa 3 miliardi di euro.

In arrivo detrazioni fiscali e incentivi solo per chi usa bancomat o carta di credito?

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Roma – Il punto interrogativo è d’obbligo perchè finora si tratta di una proposta lanciata dal Premier Conte, ma cerchiamo di capire – spiega il commercialista Lamberto Mattei – qualcosa in più sulle motivazioni in linea generale. Stando alle prime interpretazioni non si tratta quindi di tasse che puniscano l’uso del contante, ma di sconti fiscali come incentivo a usare bancomat e carte di credito nelle operazioni quotidiane, dal pagamento dell’idraulico alla spesa al negozio. Il premio sarà una detrazione fiscale, cioè un rimborso di una percentuale dei pagamenti?  E una forma di premialità sarà concessa anche a quegli esercenti che passeranno dall’incasso del contante all’utilizzo del Pos: riceveranno un credito di imposta in modo da rendere sostenibili i costi per l’installazione e la gestione dei dispositivi.
Non solo: si punta ad azzerare la commissione a carico dei commercianti per le spese fino a 5 euro, e a ridurla notevolmente per quelle fino a 25 euro.

La convenienza scatterebbe se il ricorso agli strumenti elettronici diventasse la condizione per poter fruire delle attuali detrazioni Irpef, sulle spese mediche, universitarie e tutte le altre. In pratica, lo sconto fiscale del 19% spetterebbe solo a chi usa una carta elettronica per pagare il medico, la palestra dei figli, le spese funebri o quelle dell’università. Esattamente come avviene oggi con le agevolazioni per le ristrutturazioni edilizie e il risparmio energetico, oggi riconosciute solo se il pagamento avviene con bonifico bancario. Altro strumento, che potrebbe essere introdotto all’inizio del 2020, è la card unica.  L’attuale carta di identità elettronica dovrebbe assorbire nel medio periodo la tessera sanitaria, l’identità digitale, la patente e forse anche la tessera elettorale e il badge dei dipendenti pubblici. E verrebbe dotata di una funzione di pagamento per operare come una sorta di borsellino elettronico. Non servirà necessariamente disporre di un conto corrente bancario, perché la card verrebbe collegata a un più semplice conto di pagamento (per il quale con la legge di bilancio scatterebbe l’esenzione dall’imposta di bollo) e avrebbe la possibilità di essere caricata anche dal tabaccaio.

Compliance, versamenti diretti e ruoli portano a 16.2 miliardi gli incassi da controlli fiscali

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Nel 2018 (+11%) a cui si aggiungono 3 miliardi di entrate “straordinarie” da definizione liti, rottamazione e voluntary – Primi risultati della e-fattura antievasione:
in due mesi bloccati 688 milioni di euro di falsi crediti Iva

Roma – Una approfondita ricerca dello staff del commercialista Lamberto Mattei permette di focalizzare i dati aggiornati sull’argomento: “Lo scorso anno sono stati riportati nelle casse dello Stato oltre 16 miliardi di euro derivanti dalle ordinarie attività di controllo, l’11% in più rispetto al 2017. Si tratta di somme effettivamente incassate tramite versamenti diretti (+10%), lettere per la compliance (+38%) e ruoli (+4%). Si registra, invece, una flessione delle entrate derivanti da misure straordinarie, come la definizione delle liti fiscali (-87%), la rottamazione (-41%) e la voluntary disclosure (-25%), dalle quali derivano incassi per 3 miliardi di euro che, sommati ai recuperi da controlli ordinari, portano il dato complessivo degli incassi 2018 a 19,2 miliardi di euro.
Il Fisco contribuisce a rendere il Paese più attrattivo per gli investitori e prosegue nel percorso di digitalizzazione dei servizi: lo scorso anno sono state fornite 27 risposte a interpelli nuovi investimenti, che porteranno in previsione maggiori risorse per circa 15 miliardi di euro e 13mila nuovi posti di lavoro. Mentre avanza la strategia digitale delle Entrate – sono 8,4 milioni i cittadini registrati ai servizi fiscali online – la e-fattura continua il suo “rodaggio” con 350 milioni di documenti già arrivati al Sistema di interscambio, gestito dal partner tecnologico Sogei, e mostra le proprie potenzialità nel contrasto alle frodi. Si attestano a 17,5 miliardi di euro i rimborsi a famiglie e imprese (+8% rispetto all’anno precedente).
Questi alcuni dei dati presentati oggi in conferenza stampa dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Antonino Maggiore, alla presenza del ministro dell’Economia e delle Finanze, Prof. Giovanni Tria, e dei principali rappresentanti dell’Amministrazione finanziaria.
Recuperati più di 16 miliardi grazie ai controlli fiscali – Nell’ambito dei tributi amministrati dall’Agenzia delle Entrate, il recupero ordinario da attività di controllo supera i 16 miliardi di euro (16,16 miliardi precisamente) con un incremento dell’11% rispetto all’anno precedente (14,5 miliardi). Di questi, 11,25 miliardi derivano dai versamenti diretti (somme versate a
seguito di atti emessi dall’Agenzia) che fanno segnare un aumento del 10% rispetto al 2017. Circa 1,8 miliardi, invece, sono il frutto dell’attività di promozione della compliance : il gettito conseguito con 1,9 milioni di alert inviati dell’Agenzia effettua un balzo in avanti del 38% rispetto all’anno precedente e addirittura del 260% rispetto al 2016. Si attesta a 3,1 miliardi il recupero conseguente ai ruoli ordinari (+4%) di competenza dell’Agenzia delle Entrate, mentre scende il recupero da misure straordinarie: dalla definizione delle controversie tributarie sono arrivati 100 milioni di euro (-87%), dalla rottamazione di cartelle riferite all’Agenzia delle Entrate 2,59 miliardi (-41%), dalla voluntary 1 e bis 300 milioni di euro (-25%) e dalla prima misura di pace fiscale, partita negli ultimi due mesi 2018, 50 milioni di euro. In totale le entrate “straordinarie” ammontano quindi a 3 miliardi di euro.
Cresce il gettito spontaneo relativo ai principali tributi gestiti dall’Agenzia delle Entrate (imposte dirette e indirette, imposte regionali e comunali), che passa dai 414 miliardi del 2017 ai quasi 420 miliardi (+1,4%) del 2018.
Il recupero di Agenzia Entrate-Riscossione – L’azione svolta dall’agente della riscossione ha riportato complessivamente nelle casse dello Stato 10 miliardi di euro. Di questi, 6,1 miliardi sono ruoli ordinari emessi per conto dell’Agenzia delle Entrate e di altri enti e 3,91 miliardi derivano, complessivamente, dalla prima e dalla seconda rottamazione delle cartelle. Le somme riscosse arrivano per il 55% da contribuenti con debiti superiori a 100mila euro e per il 21% da cittadini con debiti compresi tra 10 e 50mila euro. Solo l’1,8% degli importi riscossi arriva da cittadini con debiti fino a 1.000 euro.
L’e-fattura si consolida e svela i primi risultati antievasione e antifrode – Dopo la prima fase di avvio, la fatturazione elettronica è entrata nel vivo e nel quotidiano di milioni di italiani. Sono, ad oggi, circa 2,7 milioni gli operatori che hanno inviato 350 milioni di e-fatture, con una percentuale di scarto pari al 3,85%. Proprio grazie alle analisi del rischio basate su e-fatture e dati del portale Fatture e corrispettivi, in poco più di due mesi è stato smascherato un complesso sistema di frodi messo in atto attraverso false fatturazioni tra società cartiere e sono stati scoperti e bloccati falsi crediti Iva per 688 milioni di euro.
Le misure per l’attrattività e la consulenza del Fisco – Tra le misure per l’attrattività del Paese, si segnalano 27 risposte relative all’interpello nuovi investimenti, che, in previsione, porteranno maggiori risorse per circa 15 miliardi e 13mila nuovi posti di lavoro su base pluriennale. Sono nove le grandi società ammesse lo scorso anno al regime di adempimento collaborativo (cooperative compliance). Sono stati, infine, conclusi nel 2018 618 accordi di Patent box. Sul versante dell’interpretazione normativa, il 2018 ha visto l’Agenzia rispondere puntualmente a tutti gli interpelli in scadenza nell’anno, pari a 11.167. Più brevi i tempi di lavorazione: per il 91% degli interpelli ordinari è stata fornita una risposta entro 80 giorni, anziché nel termine ordinario di 90; al 96% degli interpelli probatori è stato dato riscontro entro 90 giorni anziché nel termine standard di 120. Si accorciano i tempi anche in tema di consulenza giuridica: per l’86% delle richieste risposta entro 90 giorni rispetto ai 120 previsti.
Servizi più rapidi, avanza ancora il digitale – Sul fronte dell’attività di servizio ai cittadini, nel 2018 sono stati erogati rimborsi a famiglie e imprese per un ammontare di 17,5 miliardi di euro (+8% rispetto all’anno precedente). Cresce l’utilizzo dei servizi online – a quota 8,4 milioni gli utenti registrati ai servizi telematici dell’Agenzia (+20% sul 2017) – e aumentano le visite al cassetto fiscale, che sfiorano i 30 milioni (+12% rispetto al 2017). Dei circa 1,9 milioni contratti di locazione quasi 7 su 10 sono stati registrati tramite i servizi telematici dell’Agenzia. Per quanto riguarda i servizi catastali e ipotecari, lo scorso anno sono stati presentati online oltre 1,4 milioni di atti di aggiornamento delle banche dati e 4,3 milioni di atti di aggiornamento delle intestazioni catastali. Il modello F24 si conferma essere il principale strumento per il versamento di imposte e contributi: nel 2018 sono complessivamente affluiti ai sistemi dell’Agenzia versamenti per 608 miliardi di euro, al netto delle compensazioni, di cui il 96% tramite servizi telematici.
68mila i ricorsi in primo grado, -60% grazie alla mediazione – Nel 2018 sono ulteriormente calati i ricorsi tributari in primo grado rispetto agli anni precedenti. L’anno scorso sono stati, infatti, 68mila i contribuenti che si sono rivolti alla Commissione tributaria provinciale, a fronte dei 70mila ricorrenti del 2017. Il calo supera il 60% se si confrontano i ricorsi del 2018 con quelli presentati nel 2011, vale a dire l’anno precedente all’introduzione dell’istituto del reclamo/mediazione.”

Oneri quota 100, il commercialista Lamberto Mattei: “dati reali devono corrispondere con le ipotesi dei giornalisti”

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Roma – Nel merito alle notizie di stampa relative a un maggior onere pensionistico di 63 miliardi di euro derivante dalle misure del decreto legge n. 4/2019 (cd. quota 100), il Ministero dell’Economia e delle Finanze sottolinea che questo dato non trova alcun riscontro nelle stime della Ragioneria Generale dello Stato.

In particolare, il valore ampiamente sovrastimato di 63 miliardi di euro risulta essere il frutto di un’elaborazione giornalistica non corretta dal punto di vista logico, operata a partire dai dati contenuti nel Rapporto n. 20 sulle “Tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio sanitario”, in quanto si limita a distribuire in maniera uniforme sull’intero periodo considerato dal Rapporto (2019-2036) il valore medio della variazione del rapporto della spesa/PIL (0,2%) stimato rispetto allo scenario base. Si tratta pertanto di una quantificazione non imputabile al Ministero dell’Economia e delle Finanze né certificata in alcun modo dai dati forniti dalla Ragioneria Generale dello Stato.

Si evidenzia inoltre che le valutazioni contenute nel rapporto in oggetto si basano sui dati del quadro macroeconomico e di finanza pubblica tendenziale contenuti nel DEF 2019 e non tengono conto, invece, delle indicazioni di monitoraggio sui suddetti provvedimenti di anticipo pensionistico che evidenziano una minor adesione rispetto a quella scontata nella Relazione Tecnica di accompagnamento alla legge. Nel periodo considerato, il valore della maggiore spesa complessiva derivante dalle misure in questione, alla luce delle quantificazioni iniziali effettuate nella predisposizione del suddetto decreto legge, avrebbe potuto al massimo raggiungere i 20 miliardi di euro. Tenendo conto dei dati più aggiornati del monitoraggio sulla misura in questione, i costi complessivi saranno invece sensibilmente inferiori a tale cifra. “Una tematica – ha commentato il commercialista Lamberto Mattei – che deve essere tenuta sotto stretta osservazione in quanto spesso i dati reali non coincidono con le ipotesi”.

Arriva il fondo di indennizzo risparmiatori, il commercialista Lamberto Mattei: “ecco a chi spettano gli indennizzi”

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Roma – Arrivano gli indennizzi per i risparmiatori coinvolti dai crac bancari: automatici per una platea stimata al 90% del totale, ovvero chi ha un reddito imponibile inferiore ai 35.000 euro o un patrimonio mobiliare inferiore ai 100.000 euro, elevabile a 200.000 euro subordinatamente all’approvazione della Commissione europea. – (Lo studio Associato Sarcc, di cui è founder il commercialista Lamberto Mattei pubblica per l’utilità dei lettori una dettagliata ricerca corredata del testo di legge per rendere informazione pubblica su questo argomento) –   Per il restante 10% circa, – prosegue la ricerca –  la creazione di un indennizzo che prevede un processo di verifica semplificata da parte di una Commissione tecnica attraverso la tipizzazione in diverse categorie delle violazioni massive e dei criteri che conducono all’erogazione diretta dell’indennizzo. Vengono rafforzate l’indipendenza della Commissione tecnica e la sua capacità operativa. Sono questi i punti salienti delle nuove disposizioni previste per l’attuazione delle norme contenute nella Legge di Bilancio 2019 relative al Fondo Indennizzo Risparmiatori (FIR), dettagliate con il Decreto Crescita e con il successivo decreto attuativo. Il Fondo ha una dotazione iniziale di oltre 1,5 miliardi di euro: 525 milioni per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021.

A chi spettano gli indennizzi

Hanno accesso al Fondo i risparmiatori, persone fisiche, imprenditori individuali, anche agricoli o coltivatori diretti, le organizzazioni di volontariato, le associazioni di promozione sociale e le microimprese che occupano meno di dieci persone e realizzano un fatturato annuo o un totale di bilancio annuo non superiori a 2 milioni di euro, in possesso delle azioni e delle obbligazioni subordinate delle banche poste in liquidazione coatta amministrativa dopo il 16 novembre 2015 e prima del 1° gennaio 2018, a causa delle numerose violazioni degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza, buona fede oggettiva e trasparenza. Gli indennizzi spettano anche ai loro successori mortis causa o al coniuge, al convivente  more uxorio, ai parenti entro il secondo grado, in possesso di tali strumenti finanziari.
Sono esclusi dalle prestazioni del FIR, tra gli altri, gli strumenti finanziari in possesso di soggetti diversi dai precedenti (fra cui controparti qualificate e clienti professionali) alla data della messa in liquidazione della banca, quelli acquistati e in possesso di soggetti che abbiano avuto, al primo gennaio 2017, nelle banche o loro controllate incarichi quali componente del Cda o degli organi di controllo, membro del collegio sindacale, consigliere delegato, direttore e vice direttore generale, nonché parenti ed affini di primo e secondo grado.

Gli importi dell’indennizzo

E’ stato previsto un indennizzo per gli azionisti e per gli obbligazionisti subordinati: per entrambe le platee, dall’ammontare di tale indennizzo sono detratti gli eventuali importi già ricevuti a titolo di altre forme di indennizzo, ristoro, rimborso o risarcimento.

Modalità di accesso

Viene costituita presso il Ministero una Commissione tecnica indipendente per la valutazione delle domande, le cui attività di supporto sono affidate alla Consap (Concessionaria Servizi Assicurativi Pubblici), che svolge l’attività di Segreteria tecnica. Gli aventi diritto possono presentare la domanda di indennizzo, completa di documentazione attestante i requisiti previsti, a tale Commissione entro il termine di centottanta giorni decorrenti dalla data indicata da apposito decreto.
L’istanza indica, tra le altre cose, i dati personali dell’avente diritto, i dati relativi agli strumenti finanziari oggetto della richiesta, la banca che ha emesso tali strumenti, i dati necessari per il pagamento tramite bonifico bancario o postale. Fra gli allegati, possono essere presentati anche i documenti utili ai fini dell’accertamento delle violazioni massive del Testo Unico della Finanza che hanno causato il danno ingiusto.

Commissione tecnica

Viene istituita una Commissione tecnica di nove componenti con requisiti di competenza, indipendenza, onorabilità e probità, competente per l’esame e l’ammissione delle domande di indennizzo del Fir. Fra i suoi compiti, quello di esaminare le istanze presentate e la documentazione acquisita; di disporre l’acquisizione di informazioni e documenti necessari per l’assolvimento delle proprie funzioni; di verificare la sussistenza dei requisiti dei richiedenti nonché delle violazioni massive del Testo Unico della Finanza che hanno causato un pregiudizio ingiusto, anche acquisendo d’ufficio la necessaria documentazione bancaria o amministrativa o giudiziale. La Commissione stabilisce inoltre i criteri generali e le linee guida per la tipizzazione delle diverse tipologie di violazioni massive in presenza delle quali sussistono il danno subito dal risparmiatore e il nesso causale tra le violazioni e il danno stesso. Allo stesso tempo, è compito della Commissione determinare la misura dell’indennizzo e i criteri per la redazione dei piani di riparto, anche parziali.

Indennizzo diretto

Hanno diritto all’erogazione da parte del FIR di un indennizzo forfettario i soggetti risparmiatori persone fisiche – ovvero i loro successori mortis causa, il coniuge, il convivente more uxorio, i parenti entro il secondo grado – in possesso delle azioni e delle obbligazioni subordinate alla data del provvedimento di messa in liquidazione che soddisfano una delle seguenti condizioni: a) patrimonio mobiliare di proprietà del risparmiatore di valore inferiore a 100.000 euro al 31 dicembre 2018, elevabile a 200.000 euro subordinatamente all’approvazione della Commissione europea; b) ammontare del reddito complessivo del risparmiatore ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche inferiore a 35.000 euro nell’anno 2018.

Valutazione della Commissione

Per il restante 10% circa che non rientra nelle soglie reddituali o patrimoniali, viene comunque prevista una forma di indennizzo che prevede un processo di verifica semplificata da parte della Commissione tecnica attraverso la tipizzazione delle violazioni di natura contrattuale o extra-contrattuale, e dei criteri in presenza dei quali l’indennizzo può comunque essere direttamente erogato.
Fra queste tipologie di violazioni, rientrano anche la vendita o il collocamento di strumenti finanziari senza che siano state osservate le disposizioni che prevedono la valutazione della consapevolezza e dell’adeguatezza dell’acquirente rispetto al profilo di rischio; la realizzazione di tali azioni insieme all’erogazione di finanziamenti (ad esempio le operazioni baciate) o l’assegnazione di un grado di rischio e di un orizzonte temporale di investimento incongruo con l’età del cliente. Rappresentano violazioni massive anche la produzione e pubblicazione da parte di una banca di dati fuorvianti per l’investitore in relazione alla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della banca stessa.

Piattaforma Web

La Consap renderà operativa una piattaforma informatica per fornire al pubblico informazioni chiare e complete in merito alle modalità di presentazione della domanda e gli adempimenti necessari, anche attraverso un sistema interattivo di risposte alle domande dei risparmiatori. La piattaforma consentirà poi agli utenti di procedere alla presentazione formale dell’istanza e dei documenti da allegare.

Pagamento degli indennizzi

Una volta determinata la misura dell’indennizzo a favore degli aventi diritto e stabiliti i criteri per la redazione dei piani di riparto degli indennizzi stessi, la Commissione ne approva il piano di riparto e ne dispone il pagamento, con la massima celerità, anche attraverso la predisposizione di piano di riparto delle risorse disponibili, nel rispetto dei limiti di spesa, della dotazione del Fondo e fino al suo esaurimento. Le somme che non vengono impegnate al termine di ciascun esercizio sono conservate per essere utilizzate in quelli successivi.
I pagamenti degli indennizzi avvengono mediante bonifico al conto corrente bancario o postale intestato agli aventi diritto.

FIR_Decreto_10_maggio_2019

In arrivo i nuovi tagli di banconote da 200 euro

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Roma – Interessanti novità  riguardano il settore economico-finanziario italiano, tra qualche giorno infatti saranno messe in circolazione le nuove banconote da 100 e 200 euro. I nuovi biglietti andranno a completare l’emissione della serie Europea, che stando a quanto comunicato da esperti di settore offre una migliore protezione dalla falsificazione, rendendo le banconote in euro ancora più sicure.

I nuovi tagli dunque sono anche più resistenti rispetto alla serie precedente. Le nuove banconote dovranno essere sostituite meno frequentemente con conseguente riduzione dei costi e minore impatto ambientale.  Inoltre in un video diffuso dalla Banca Centrale Europea,  è stato evidenziato come la nuova carta  possa resistere ad alte temperature ed altri agenti atmosferici. 

L’ologramma con satellite è la particolare caratterizzazione di sicurezza  per queste nuove  banconote, che saranno già in circolazione dal prossimo 28 maggio 2019.

 

Rottamazione cartelle, possibile estensione anche ai tributi regionali e degli enti locali

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Roma – Consentire anche alle Regioni e agli Enti locali di prevedere una rottamazione delle entrate non riscosse, a seguito di provvedimenti di ingiunzione fiscale notificati dal 2000 al 2017. Lo prevede, in sintesi, un nuovo articolo inserito nell’ultima bozza di dl Crescita, di cui Public Policy ha preso visione, arrivato sul tavolo del pre Cdm di ieri pomeriggio. Un tema sul quale il commercialista Lamberto Mattei ha svolto con il suo staff una ricerca su quanto sta avvenendo:

Nel dettaglio, il nuovo articolo prevede che “con riferimento alle entrate, anche tributarie, delle regioni, delle province, delle città metropolitane e dei comuni, non riscosse a seguito di provvedimenti di ingiunzione fiscale notificati, negli anni dal 2000 al 2017, dagli enti stessi e dai concessionari della riscossione, i medesimi enti territoriali possono stabilire, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con le forme previste dalla legislazione vigente per l’adozione dei propri atti destinati a disciplinare le entrate stesse, l’esclusione delle sanzioni relative alle predette entrate”.

Le Regioni e gli Enti locali dovranno quindi stabilire, con propri provvedimenti: il numero di rate e la relativa scadenza, che non può superare il 30 settembre 2021; le modalità con cui il debitore manifesta la sua volontà di avvalersi della definizione agevolata; i termini per la presentazione dell’istanza in cui il debitore indica il numero di rate con il quale intende effettuare il pagamento, nonché la pendenza di giudizi aventi a oggetto i debiti cui si riferisce l’istanza stessa, assumendo l’impegno a rinunciare agli stessi giudizi; il termine entro il quale l’ente territoriale o il concessionario della riscossione trasmette ai debitori la comunicazione nella quale sono indicati l’ammontare complessivo delle somme dovute per la definizione agevolata, quello delle singole rate e la scadenza delle stesse.

La bozza di ddl prevede quindi la sospensione dei termini di prescrizione e di decadenza per il recupero delle somme oggetto di istanza, con immediata ripresa in caso di mancato, insufficiente o tardivo versamento dell’unica rata, o di una delle rate in cui è stato dilazionato il pagamento delle somme. In questo caso la definizione agevolata non avrà effetto. Vengono escluse dalla definizione: le somme dovute a titolo di recupero di aiuti di Stato; i crediti derivanti da pronunce di condanna della Corte dei conti; le multe, le ammende e le sanzioni pecuniarie dovute a seguito di provvedimenti e sentenze penali di condanna; le sanzioni diverse da quelle irrogate per violazioni tributarie o per violazione degli obblighi relativi ai contributi e ai premi dovuti agli enti previdenziali. Per le sanzioni amministrative per violazioni del codice della strada, la definizione si applicano limitatamente agli interessi. Per le Regioni e le Province a statuto speciali l’applicazione della norma avviene “in conformità e compatibilmente con le forme e con le condizioni di speciale autonomia previste dai rispettivi statuti”.

Il microcredito spiegato a Report dal presidente Baccini, il commercialista Lamberto Mattei: “finalmente si spiegano gli obiettivi dell’ente”

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Roma – Ha suscitato molto interesse, il servizio andato in onda ieri sera durante la tramissione Report su Rai Tre in cui è stato intervistato il presidente dell’Ente Nazionale per il Microcredito Mario Baccini. “Finalmente – ha spiegato Lamberto Mattei – inizia ad approdare l’informazione sul ruolo di questo Ente sulla cui tematica abbiamo già da tempo costituito una squadra di lavoro. Le soluzioni per le aziende ci sono, mancano le professionalità per curare le pratiche, l’informazione necessaria agli imprenditori. Siamo dunque soddisfatti di essere stati precursori su questo fronte”. Roma 19 Marzo 2019

Conti pubblici, il commercialista Lamberto Mattei spiega il “rapporto mensile sul consolidato di cassa nello Stato”

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Nel mese di gennaio 2019 in Italia si è realizzato un avanzo del settore statale pari, in via provvisoria, a 1.400 milioni (523 milioni nel corrispondente mese del 2018).  Nel confronto con il corrispondente mese del 2018, il saldo ha beneficiato di un aumento degli incassi per circa 2.400 milioni cui ha contribuito il buon andamento degli incassi fiscali per circa 1.800 milioni. I pagamenti risentono di maggiori prelievi per circa 1.500 milioni cui ha concorso in maniera significativa l’anticipo di una quota di contributo obbligatorio a favore dell’UE. Per agevolare il confronto, si ricorda che lo scorso anno sono stati erogati i prestiti straordinari ad Alitalia ed ILVA per complessivi 500 milioni. Gli interessi sui titoli di Stato sono risultati sugli stessi livelli di gennaio dello scorso anno. “Il dato è sotto la lente di ingrandimento di importanti economisti nazionali ed internazionali – spiega il commercialista Lamberto Mattei – ma per poter valutare appieno dati che vengono poco considerati dall’opinione pubblica ma che hanno una forte valenza sugli andamenti economico-finanziari nazionali occorre ben capire di cosa si stia parlando. Nella nostra attività quotidiana di studio e di ricerca riteniamo importante capire cosa sia il rapporto mensile sul conto consolidato di cassa del settore statali e delle amministrazioni centrali, il quale come reso noto dalle fonti ufficiali ministeriali,  espone per classificazione economica, su base mensile e cumulata, i principali aggregati relativi agli incassi e ai pagamenti che concorrono a formare sia il Conto consolidato di cassa del Settore Statale, con dettaglio degli incassi tributari, sia il Conto consolidato di cassa delle Amministrazioni centrali, con indicazioni di comparto delle Amministrazioni locali e degli Enti di previdenza.”

Nel documento in questione, inoltre, vengono fornite informazioni in ordine alle modalità di finanziamento del saldo del Settore Statale e si presenta, per la prima volta, una serie mensile aggiornata di tale saldo degli ultimi cinque anni.Il Conto del Settore statale è anche esposto in conformità con le regole del Government Finance Statistics Manual (GFSM) 2014 del Fondo Monetario Internazionale.

Press Office lambertomattei.info

Sdebitalia a garanzia dei contribuenti, il commercialista Lamberto Mattei: “ecco gli obiettivi fondamentali”

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Roma 21 Feb 2019 – Ha suscitato molto interesse nel panorama nazionale l’iniziativa “Sdebitalia”, annunciata dal commercialista Lamberto Mattei. A tal proposito il professionista, impegnato a tutto campo nella tutela dei contribuenti italiani riporta una relazione sitentica relativa agli  obiettivi fondamentali di Sdebitalia resa dal presidente dott. Gilberto Di Benedetto: “L’intendimento al quale si tende è quello di riuscire a trovare un modo per  convincere le Banche a rimettere i debiti ai debitori della stessa con la messa  a punto di un sistema che non sarebbe traumatico dalle banche stesse e  rivolto a debitori ai quali la banca sia dal punto di vista dell’indigenza che  patrimoniale evidentemente inesistente, non ha convenienza a mettere in atto  procedure esecutive dalle quali, considerando i costi ai quali la banca  andrebbe incontro, non ne scaturirebbe alcun beneficio.

La banca non è altro che un’impresa anche se di credito e come tutte le  imprese che operano su territorio nazionale è sottoposta alle regole fiscali applicate giustappunto alle imprese. In particolare nei confronti dell’abbattimento degli utili di bilancio rivenienti da  perdite dirette per le quali l’apparato fiscale richiede tassativamente elementi  certi e precisi, su questo punto l’Agenzia delle entrate ritiene che la  deduzione dal reddito di impresasi intende ammessa quando la perdita su  crediti diviene definitiva escludendo quindi ogni elemento valutativo e  presuntivo (CM 10 maggio 2002 n. 39/E par. 3)in particolare la definitività  della perdita sarà riscontrabile quando sarà esclusa ogni possibilità che si  possa in seguito da parte del creditore recuperare anche parzialmente la  propria pretesa creditoria. ( CM n. 26/E /2013 par. 3)

Orbene, considerato che da parte di “ Sdebitalia ” ci sarebbe la volontà di  rimettere il debito al debitore, avendone ottenuta la consegna dello stesso da  parte della banca che vanta il credito, e ricevendo dal debitore ampia  dichiarazione di annullamento di quel credito con la eliminazione dello stesso  in quanto considerato scaduto o non esigibile, sarebbe superato il rischio che  l’ Agenzia delle entrate possa intervenire a danno della banca nel momento che questa si accinge a defalcare dall’utile del proprio bilancio quei crediti che per i motivi sopra esposti non sono stati recuperati, in quanto rimessi, per il tramite di Sdebitalia  al debitore.

La attuale norma prevede che gli istituti di di credito nella disamina del  processo di valutazione delle perdite derivanti da crediti insoluti, che può  ritenersi definitiva solo a fronte di una situazione oggettiva di insolvenza non  temporanea del debitore, e quando la incapienza patrimoniale e la situazione  di illiquidità finanziaria fa escludere la possibilità di un anche parziale  recupero della posizione creditoria. Il trasferimento di quei crediti insoluti vantati dalle varie banche su territorio  a Sdebitalia  dovrebbe per semplicità avvenire come una cessione pro  soluto che non comportando il rischio di retrocessione a carico del cedente  appare la più tranquilla sotto tutti gli aspetti sia fiscali che  economico/finanziari. (cass. 14 ottobre 2005 n. 1918) può considerarsi  definitiva e quindi deducibile nell’esercizio di pertinenza previa l’esistenza  degli elementi certi di cui all’art 101 comma 5 del D.P.R. 917/1986. E’ utile  specificare che l’importo fiscalmente rilevante per la cessione in pro  soluto,deve essere determinato come differenza tra il valore fiscalmente  riconosciuto del credito e il corrispettivo di alienazione dello stesso (RM 20  luglio 1996 n. 137/E). www.sdebitalia.org”